Como o coração saindo pela boca.

Dalla psichedelica caffetteria della Biennale di Venezia torno a scrivere, con rinnovato entusiasmo.

Dopo un’estate goduta al minuto e al dettaglio, ecco l’autunno.

Cambia stagione e i colori delle foglie si sfumano e scivolano via così come alcuni rapporti si diluiscono in un tempo indefinito. Ma un punto fermo resta, il viaggio. Destinazione: la meravigliosa Venezia, affascinante già di per sé, ancor di più come culla di tendenze artistiche internazionali che mostrano le proprie creazioni.

Tema della Biennale quest’anno? Il latte dei sogni, The milk of dreams, titolo di un’opera a me molto cara perchè raccolta di narrazioni per bambini, letteratura infantile, in ottica surrealista, di Leonora Carrington, grande amica della mia adorata Remedios Varo. Insieme alla grande fotografa Kati Horna, furono definite le tre hechiceras, streghe.

Imaginación. Varo nos la brinda y Carrington nos abre las puertas a un mundo donde los limites no existen, en el que los opuestos se confabulan con el unico fin de recrear un universo fantastico. 

  Maria Juncal Caballero Guiral

Mi addentro e sulla destra del Padiglione centrale, scorgo un grande orecchio vicino al quale sventola la magnifica bandiera del Brasile.

Entrar por um ouvido e sair pelo outro

Quem nunca sentiu o coração saindo pela boca nao sabe o que è querer gritar e sentir que o grito morre na garganta, porque o coração não o deixa sair.

Jonathas de Andrade

(Chi non ha mai sentito il cuore che esce dalla bocca non sa cosa sia voler gridare e sentire che il grido muore in gola, perché il cuore non lo lascia uscire)

Un viaggio sensoriale tra parti di un corpo frammentato, ad ognuna delle quali corrispondono espressioni colloquiali. Unite da un filo di carattere linguistico e metaforico acquisiscono grande valore sia il significante che il significato. Come suggerisce in maniera meravigliosa e puntuale il curatore del libro sull’autore e sull’esposizione, Jacopo Crivelli Visconti, tali frasi idiomatiche sottintendono:

«o sentido do sem sentido da condicio humana, e a inadequação da abordagem racional»

Martin Esslin

(il senso del non senso della condizione umana e l’inadeguatezza dell’approccio razionale)

celebre definizione di teatro dell’assurdo. I livelli interpretativi son molteplici e credo che ogni spettatore possa attribuire un suo personalissimo significato a tanta bellezza che a me ha stregato.

È arrivata dritta al punto, scuotendo e toccando corde importanti.

Per deformazione professionale ( ieri era anche la giornata mondiale dei docenti…Auguri a noi! 🙂 ho subito pensato anche alla potenzialità didattica di un’immersione visiva e linguistica in queste sale dove ci si immerge in uno scenario dove le installazioni sembrano prender vita perché affiancate da frasi che ci riportano a situazioni reali e quotidiane che forse ognuno di noi ha vissuto e vive.

Prima di uscire dall’altro orecchio, incontriamo un cuore che fuoriesce da una bocca e pian piano si gonfia per poi esserne nuovamente risucchiato.

Dall’apparente o meno disgregazione e incapacità di legame, mi congedo con le parole di dinamismo e speranza del padiglione della città che ha reso possibile tanta immersione nella bellezza e nello stupore:

Tutto muta

Nulla muore

Tutto scorre

E ogni immagine

Si forma

Nel movimento.

Padiglione di Venezia.

e ….abbraccio chiunque non abbia prestato ascolto e chi prova e sceglie giornalmente di voler sentire borboletas no estomago.

Con mucho amor y chispa,

Sarita.

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