Buscad con paciencia y sin cesar en todas las direcciones. (Breton)

 
Recuerdo de una Valkiria – 1938 – 

Epifanie continue, “coincidenze”?

No, “It’s all connected” (cit. “Manifest”!!! 😉 )

Torno alla mia lingua, in cui mi risulta più complesso scrivere perché non ci son veli, perché le aspettative son più alte, perché nonostante provi a combattere un perfezionismo cronico, è una felice battaglia quasi persa a tavolino con me stessa.

Insomma, piede fratturato che mi costringe a restare tra le mura di casa, a organizzare il tempo in modo diverso e soprattutto i pensieri. 

Da sempre amo le associazioni di idee… i voli pindarici a cui mi portano. 

Ieri, seguendo un alito di riordino esterno (non è complesso cogliere il sollievo procurato dalla speranza di un corrispondente ed eventuale riordino interiore) piazzo sul divano la miriade di oggetti contenuti su uno scaffale. 

Che trovo? Molto, troppo e tra tutto, una catenina che mi regalò la sorella di un carissimo ragazzo che fu la mia host family nell’ormai lontano 2014, anno dei mondiali in Brasile. (O André vai se lembrar!!! ) Posso affermare che è stata una piacevolissima sorpresa e la sua sola visione mi ha riportato a quel maravilhoso mundo, a quell’esperienza di volontariato, insegnamento e soprattutto a una vera immersione in una cultura che trovai così variopinta, stimolante, dove sempre si trova un jeito (maniera) di far tutto.

La conferma, dunque, dell’esistenza di un tempo soggettivo è arrivata nuovamente e tiro un sospiro di sollievo. Nonostante, infatti, non vada fisicamente al lavoro (questo già da un po’di mesi, continuo ad esser piacevolmente impegnata in un privilegiato e incantevole progetto di Dottorato) e non possa uscire, né dunque cedere o abbandonarmi a distrazioni varie, le giornate scorrono velocemente. Muoversi è fondamentale, con i piedi così come con la testa. Proprio questo sta succedendo. Niente eccessiva filosofia Zen che parzialmente conosco, apprezzo ma, non mi si cuce addosso, semplicemente è certo che si può guardare a tutto come se fosse un’opportunità. 

Torno all’anno accademico 2013/2014. (Ma solo sorvolandoci, non ci allarmiamo! 😉 Mi laureo alla Magistrale, partecipo a un progetto educativo AIESEC che riguarda una scuola in una località piuttosto disagiata di Porto Alegre (Brasile). Osservo, assaporo, nutro i miei sensi. Imparo giornalmente dai miei colleghi, decido di visitare l’università. Cerco un professore che possa essere interessato al mio futuro progetto di Dottorato. Lo trovo, mi presenta l’opera di Aldo Pellegrini e partecipo a una lezione di letteratura comparata dove ogni studente analizzava un testo dello stesso periodo storico ma, di autori di nazionalità diverse. 

Mi innamoro di tutto.

Oggi, dopo nove anni, mi ritrovo a leggere i Manifesti del Surrealismo di Breton nell’edizione spagnola, il cui prologo è stato redatto proprio dallo scrittore argentino Aldo Pellegrini. 

Bello, emozionante, potente direi. 

La Tejedora de Verona – 1956 –

La voglia di scrivere era incontenibile e magari a questo testo, seguirà un altro sulle meravigliose località della Costa Brava dove ho avuto il piacere di trascorrere giornate di sole e cultura e incontrare il poeta e professore Jordi Virallonga, di cui cito poche righe, tra le tante che ho adorato del suo libro:

Palabras para la resistencia. Sobre poesías y otras trincheras.

Beh, quasi 600 parole son tante, spero di aver intrattenuto, chissà se interessato, dunque se avete piacere son qui, tanto è domenica, ci si riposa di solito 😉

Adorerei avere un riscontro, la comunicazione può viaggiare anche su questi canali, forse. 

A presto, allora.

No ha de ser el miedo a la locura el que nos obligue a poner a media asta la bandera de la imaginación.

Andre Breton

Con mucho amor y chispa,

Sarita.

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