Poesia, follia, amore.

Artista: Art en Foc

Oggi: primavera e dia internacional de la poesia.Riemergo dopo un tuffo di poco più di quarantott’ore in quel mondo variopinto motivador y cautivador, che per me è la Spagna. Valencia dalla mia amica, con nuove e “vecchie” amiche, dopo dieci anni dall’ esperienza che ha arricchito la prima, a tratti più spensierata e goliardica forse ma, solamente per il passare di un tempo che scorre e che dovremmo ringraziare visto che ci rende le persone che siamo nella nostra imperfetta perfezione. Tante voci, lingue, dialetti; mosaici a cielo aperto che si mescolano tra spettacoli pirotecnici. Nulla è casuale e sì forse come dice qualcuno, trovo sempre tanti significati dietro alle cose ed è forse proprio la poesia e le sue magnifiche epifanie ad avermi resa tanto sensibile alla bellezza, quanto insofferente alle brutture.Torno a casa dopo una giornata dalle tinte folli e fortuitamente tra i ricordi di Facebook, ripesco l’intervento al Festival dell’Amore nel 2019 https://lovefestivalevent.com/event/loveartfestival/ del grandissimo maestro Umberto Galimberti, incluso nell’evento di TLON  https://tlon.it https://fb.watch/bUz9uUp5

Decido di fermarmi e seguire il suo consiglio sull’importanza del silenzio.

Si parla di ragione, follia e amore. Tra le forme di follia, l’amore è la più grande.

Citando il filosofo, “La ragione rende univoco il linguaggio e toglie l’angoscia dell’imprevedibile.” 

D’altro canto, la follia appartiene ai bambini, ai pazzi e ai poeti.

Leopardi scriveva: “Dimmi che fai tu luna in ciel?” verso che prescinde dalle leggi logico – razionali. Si è di fronte a un’oscillazione di significato. Nella trasgressione della ragione dimora il poetico. 

Platone afferma che l’amore è il mediatore tra la nostra parte razionale e la nostra parte folle che è ben più potente dell’altra. Facilmente evidente quando si alza il gomito e inizia il teatro della follia, i sogni, dove non funzionano le categorie spazio-temporali e il principio di causalità; l’effetto è la causa.

Gli amanti che trascorrono insieme la vita non sanno cosa vogliono l’uno dall’altro. Adottano un linguaggio enigmatico e buio, giungendo a una confusione linguistica, dunque il contrario di un linguaggio univoco e ragionevole. 

È evidente che aldilà dei piaceri carnali, due persone innamorate hanno cose da dire che forse non riescono a dire. Interessante è quando il magnifico relatore di questa lectio magistralis afferma che: “l’amore è il collasso del linguaggio” e chi è coinvolto da questo sublime sentimento non si accontenta di un “TI AMO” ma inventa altre parole, una lingua che può divenire ansiogena, ricca di simboli, confusiva e fusa.

La ragione è quindi messa fuori gioco, non si fa l’amore con la ragione e…conseguenza l’erotismo è sospensione della ragione.

Questa brillante lezione termina con la cerchia di importanti filosofi, medici greci, Platone, Aristofane, Socrate e Alcibiade, suo amante, che nel “Simposio” banchettano insieme sul tema AMORE.

Socrate, prima di entrare a casa di Alcibiade, si ferma sotto un portico ed è preda di un attacco di atopia, parola di cui tuttora non conosciamo il significato. Dal greco ci porta a pensare ad una dislocazione, ad un uscire dal luogo abituale che abitiamo, tendenzialmente la razionalità.

Tornando a citare Galimberti: “- Amore – dice Aristofane – lo si ricostruisce nell’amplesso” che è memoria di quell’antica unità, il tentativo di ricostruirla e la sconfitta finale perché si torna soli. La relazione viene prima dell’identità in quanto nasce dal riconoscimento dell’altro, è un dono sociale.

Non potevano tante seducenti parole non riportarmi al mio movimento preferito, il Surrealismo e alle parole dello scrittore Aldo Pellegrini:

El amor es para los surrealistas la pasión que exalta todos los mecanismos de la vida, aquella en que la función de vivir adquiere todo su sentido. Ellos ven en el amor la unión de lo físico (la vida inmediata) con lo metafísico: es al mismo tiempo cumplimiento y trascendencia. De este modo se establece una fusión entre el concepto romántico de amor sublime y el erotismo.

La lezione magistrale si chiude con l’invito di Alcibiade a Socrate di dormire insieme. In tutta risposta Socrate declina l’invito dicendo che Amore non è figlio del vino e la mattina dopo se ne va “solitario a pensare le cose d’amore”.

Spero che sia gradito, regali qualche spunto di riflessione o più semplicemente doni la stessa gioia, passione, intensità, che ho provato nell’annotare pensieri folli, confusi, fusi, innamorati di AMORE, FOLLIA E POESIA 😉

Spero che le mie compagne di viaggio lo leggano e…

ci aspettano molte altre avventure! 

Muchas gracias por las risas de estos días 

Con mucho amor y chispa,

Sarita.

Deja un comentario

Blog de WordPress.com.

Subir ↑